Accade alla Torre

La Torre del Saracino incontra il Bellevue Syrene

Le radici non si tagliano mai, si allungano. È quello che sto vivendo in questi giorni, ed è per questo che voglio raccontarvelo con le mie parole, senza filtri, come faccio sempre quando qualcosa mi tocca davvero.

Trentacinque anni fa sono partito da Vico Equense con un’idea semplice ma al tempo stesso enorme: raccontare il territorio attraverso la cucina, senza compromessi. La Torre del Saracino è nata così, ed è cresciuta portando con sé due stelle Michelin e un’identità riconosciuta ovunque. Ma un progetto che vuole restare vivo non può fermarsi, deve avere il coraggio di evolversi.

Non un trasferimento, un'evoluzione

Diciamolo subito, perché tengo che sia chiaro: non sto aprendo un nuovo ristorante. Sto scrivendo un progetto nuovo.

La Torre del Saracino non lascia Vico Equense: porta le sue radici, e trentacinque anni di lavoro, dentro un luogo straordinario. Il Bellevue Syrene, storico cinque stelle lusso di Sorrento, affiliato a Relais & Châteaux, due Chiavi Michelin, custodito dal 1820 dalla Famiglia Russo-Attanasio, oggi alla quinta generazione.

Con Elsa Russo ho trovato qualcosa che raramente capita: una visione comune. Loro custodiscono la storia dell’accoglienza sorrentina come una responsabilità, non come un museo. Io faccio lo stesso con la cucina del territorio. Quando due culture così vicine si incontrano, viene naturale voler costruire insieme qualcosa più grande di quello che ciascuno, da solo, potrebbe fare.

Il mio nuovo ruolo

Al Bellevue Syrene non arrivo solo come chef. Arrivo, per la prima volta, come Food and Beverage Manager: responsabile di tutto ciò che riguarda cibo e bevande dentro l’hotel.

Ve lo confesso, è un’ambizione che coltivo da tempo: costruire quello che immagino come il ristorante più grande del sud Italia. Non per metri quadrati o coperti, ma per l’esperienza che riesce a offrire, un pensiero capace di accompagnare l’ospite in ogni momento della giornata, con la stessa coerenza, la stessa anima.

L'idea prima del piatto

Un piatto, per me, non è mai solo tecnica. Prima c’è un’idea, e quell’idea deve arrivare a chi è seduto al tavolo come una sensazione concreta, percepibile ancora prima di assaggiare. Ogni portata deve raccontare qualcosa di vero: un pensiero, un legame con il territorio, una storia che quasi si tocca.

Il primo servizio è fissato per giovedì 17 settembre 2026, con il percorso degustazione Identità e Territorio – cinque, sette o dieci portate – insieme a piatti del giorno, tra cui proposte vegetariane e vegane. È solo il punto di partenza: territorio, materia prima, ricerca, dialogo tra tradizione e contemporaneità restano la bussola, ma con uno sguardo aperto a tutto ciò che nascerà dal confronto con una realtà internazionale come questa.

Radici salde, orizzonti nuovi

Il mondo dell’ospitalità sta cambiando: gli hotel non sono più solo luoghi dove si soggiorna, ma destinazioni capaci di generare esperienza e relazione autentica con il territorio. Il Bellevue Syrene ha scelto di interpretare questa trasformazione in modo profondamente italiano, nato qui, nella Penisola Sorrentina, con uno sguardo che va lontano.

Per me significa portare tutto ciò che ho costruito in una dimensione nuova, senza mai spezzare il filo con le mie radici. Lavorerò fianco a fianco con lo chef Carmine Bellini, riferimento de La Pergola, e con tutta la squadra del Bellevue: un percorso che costruiremo insieme, passo dopo passo.

Due luoghi, due storie, due identità che si scelgono per costruirne una terza, più grande. Non la fine di qualcosa: l’inizio di un capitolo che avevo voglia di scrivere da tempo.

Vi aspetto il 17 settembre, per partire insieme.

Chef Gennaro Esposito

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